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15. Sandakan, all’arrembaggio

Sandakan, nonostante il nome evochi suggestioni di avventure salgariane, è un deprimente porto di mare, che serve solo da base per il Sepilok Orang Utan Rehabilitation Centre e il Sukau Proboscis Monkey Rehabilitation Centre. Orangotanghi e scimmie proboscide: entrambe non si possono ammirare in altro posto sulla terra che in quest’isola, e per chi ha tempo, può farsi anche una crociera sul fiume Kinabatangan, uno dei più ricchi ecosistemi del Borneo.

Dato il costo irrisorio del viaggio (quarantotto euro tra andata e ritorno, contro la ventina del bus e almeno dieci ore di viaggio risparmiate), a Sandakan ci vado in aereo con un volo della MASWings, la compagnia low cost della Malaysian Airlines, che mi riserba una piacevole sorpresa. Mi imbarco (a proposito perché se su un aereo ci si imbarca su una barca non ci si aerea? Immagino sia per la stessa ragione per cui la macchina si mette in moto, ma la moto non si mette in macchina) su un velivolo di soli venti posti e fino allo scalo di Kudat, punta estrema del Borneo, il comandante dà il benvenuto a tutti i passeggeri a bordo, me compreso, uno!

Quarantacinque minuti di aereo personale, con vista da una lato sul mare della Cina del Sud, dall’altro sul Monte Kinabalu (o meglio sulle nuvole che perennemente ne circondano la cima) e sul davanti la cloche dei comandi. Almeno fino a metà volo, quando il pilota e il suo assistente decidono, chissà perché, di chiudere il portello alle loro spalle.

Atterrato a Sandakan divido il costo del taxi per la città con Mr Suharto, che nonostante porti il cognome dell’ex sanguinario dittatore dell’Indonesia che prese il potere con un colpo di stato ai danni di Sukarto, e nonostante di professione faccia il cambia valuta, è un filippino del Mindanao (toh, un altro) ed è una persona dolcissima.

Musulmano di quelli autentici, che disapprova fortemente la battaglia della frangia integralista e separatista che ha tolto la pace alla sua terra. Battaglia, sono parole sue, condotta solo per interessi economici e non certamente religiosi. Mr Suharno mi accompagna fino all’ostello e più tardi mi offrirà il pranzo e prima di congedarsi e correre a casa dalla famiglia che lo aspetta, mi predirà, col fare di un angelo col pizzetto che mi sta benedicendo, che Insciallah, incontrerò la donna della mia vita al mio rientro in Italia.

E Insciallah non sarà l’unica persona meritevole di ricordo che incontrerò in questa giornata, funestata da ripetuti acquazzoni e ripetuti blackout. Al Sandakan Backpacker mi accolgono tre ragazze giovanissime, carine, gentili e premurose, tutto l’opposto dello staff del Summer Lodge, che si sbattono per organizzarmi il tour per il giorno dopo nel modo più economico.

Sono più o meno le tre del pomeriggio, la città è paralizzata dal diluvio e dal blackout, sto grondando sudore nella lobby dell’ostello, in cui senza elettricità non si può azionare nemmeno un ventilatore, quando una delle tre ragazzine si siede sul cornicione della finestra a fumare. “Così giovane non dovresti fumare”, la rimprovero in modo affettuoso. “Quanti anni credi che abbia?”, mi ribatte con tono di sfida. “Sedici?” “Ne ho diciannove”. “Ah beh, allora sei maggiorenne e responsabile delle tue azioni”.

Finita la sigaretta la ragazzina viene a sedersi sul divano accanto a me e per la prima volta la vedo bene in faccia. Ha un viso splendido, con i lineamenti di una bambola orientale, la pelle abbronzata perfettamente liscia e la bocca piccola, ma carnosa. Iniziamo a chiacchierare e scopro che la dote di questa fisionomia unica le arriva da madre egiziana, da cui il suo nome, Nefertiti, e padre cinese, entrambi cresciuti nelle Filippine.

Lei però è nata in Borneo, studia management turistico e ha già chiaro che finiti gli studi vuole rilevare l’attività del padre. Che viene fuori essere non solo l’ostello in cui ci troviamo, non solo l’esclusivo resort nell’isoletta al largo di Sandakan, ma un vero impero turistico.

Ho iniziato a parlarci per noia, ma in pochi minuti mi trovo completamente rapito, stregato, ammaliato, come se fossi io il teenager che scopre l’amore e lei la donna navigata. E di fatti per tutto il resto del pomeriggio e della sera le morirò dietro trasognato come un ragazzino alla prima cotta.

E lei, senza nascondere il piacere per il mio interesse, mi terrà a distanza di sicurezza come la seduttrice più esperta, prima di crollare improvvisamente dalla stanchezza tra le mie braccia appena passata la mezzanotte, come una novella Cenerentola. Illudendomi, facendosi accompagnare in camera, senza però farmi entrare. Salvo venire a trovarmi un’oretta dopo, regalandomi una meravigliosa notte d’amore.

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