i Viaggi di Clach

13 anni di vita nomade in 102 nazioni. La guida spirituale dei travel blogger marziani

3 – Vacanze inglesi

Lovely Bath

Viva, viva, viva l’Inghiltera, pace, donne amore e libertà. (Claudio Baglioni)

Nel settembre del 1991, poco prima di cominciare l’Università, me ne andai 10 giorni a Londra, ospite di Christian, un amico che avevo conosciuto la stessa estate in campeggio ad Alassio. Christian era nato in Inghilterra da madre italiana e padre inglese. Fu il mio primo di tanti viaggi in terra d’albione: di giorno facevo i classici giri da turista, mentre di solito la sera stavo in casa e le poche volte in cui sono uscito l’ho fatto con Cristian, suo fratello e i loro amici londinesi.

Tutte le altre volte in cui sono tornato in Inghilterra, e sono state parecchie e in tutte le stagioni, sono sempre stato da parenti o amici. Amo l’Inghilterra, che per me è come una seconda patria. La amo soprattutto per la sensazione di libertà che mi dà. Lo percepisci in modo particolare quando prendi il metrò a Londra. If you mind the gap, ma anche se non lo maindi, ti guardi intorno e vedi ognuno col suo viaggio e ognuno diverso, ognuno in fondo perso per i cazzi suoi.

Amo Londra perchè è la città che più di ogni altra, anche più di New York, può definirsi il centro del mondo. Da Clapham, dove viveva Christian, a Streatham, dove mi ospitò mio cugino mio cuggino l’ultima volta che ci sono stato. Passando per Chiswick, dove vissi e lavorai nel 2000, ad Hampstead e Richmond, i miei quartieri preferiti. Da Twickenham, tempio del rugby, a Wimbledon, santuario del tennis. Dalla City a Portobello Road. Da Hyde Park ad Hammersmith, da Chelsea a Fulham Broadway, dove ho mangiato da Napulè la miglior pizza della mia vita.

Amo Bath, dove hanno vissuto mio zio e ora vive mio cugino da molti anni: il fatto che la giri a piedi, il Royal Crescent e la sua musica dal vivo underground. Amo Ilchester, minuscolo paesino nella brughiera dove passai un agosto alla fine del terzo anno di Università, correndo per i campi e sparecchiando tavoli al Giulietta Restaurant. Amo Fridaybridge, un campo di lavoro estivo vicino al paesino di March, poco più a nord di Cambridge, dove passai un agosto appena finita l’Università.

Certo che a ripensarci: appena laureato sono andato a un posto che si chiamava il Ponte di Venerdì vicino al paesino di Marzo a raccogliere patate e imbustare giornali.

Amo dell’Inghilterra le sue case basse. Amo il suo clima pazzo. Amo i pub. Amo il pop, la new wave e tanta bella musica. Amo giocare a football e pitch & putt. Amo i suoi parchi verdi. Amo i sabati a ubriacarsi e le domeniche in hangover. Amo ascoltare un accento posh. Un po’ meno un cockney, e ancora meno uno del nord, ma non si può avere tutto. Amo la sua multirazzialità. Amo la facilità delle sue ragazze, e non mi riferisco necessariamente alla facilità con cui te la danno, anche se non sono certo le più belle.

God save the Queen.

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3 – England holidays

2 Comments

  1. mariella

    un pezzettino di suolo inglese è rimasto attaccato agli stivali di gomma (mi riferisco al fango) che avevi acquistato per fare il lavoro di raccogliere patate,sono ancora in solaio tra le cose dimenticate e che non si usano mai ,una prova tangibile della tua fatica da agricoltore,anche se solo per 2 mesi

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