i Viaggi di Clach

15 anni di vita nomade in 102 nazioni. La guida spirituale dei travel blogger marziani

In Arabia Saudita (o forse no)

Qatar dall'alto

Il Qatar visto dall’aereo Qatar Airways

Qualche sera fa al ristorante Eritreo mi è tornata in mente la storia di Chris Guillebau, a cui è stato negato l’accesso in Eritrea, appunto. L’artista dell’anticonformismo (cit.) chiese ai suoi lettori se valeva  come “paese visitato” comunque, nella sua missione di mettere piede in ogni paese del mondo, e la maggioranza 

gliela diede per buona. Io non ero d’accordo, e non lo sono ancora, ma sulla mia esperienza in Arabia Saudita ho cambiato idea.

Mi sembra assurdo considerare gli stop over in aeroporto per includere un paese nell’elenco di quelli visitati. Intanto perché pensavo che gli aeroporti fossero una specie di “zona franca” internazionale. Avete presente “The terminal”? E’ una storia vera, ma pare che le regole siano cambiate ultimamente.

Certo non me la sento di dire che ho visitato gli Emirati Arabi perché ho fatto sosta all’aeroporto di Dubai qualche ora. Però non è in discussione il fatto che sono stato in Qatar anche se la mia esperienza si è limitata al tragitto aeroporto-albergo e una passeggiata di 20′ fuori dall’albergo. Il resto della mia giornata l’ho passato in stanza o nel ristorante dell’albergo, prima di ripartire la mattina dopo.

D’altronde, quanti di quelli che sono stati a Citta del Vaticano o San Marino o Montecarlo ci hanno passato più di 12 ore? Quanti vi hanno dormito? Nessuno però si sogna di non contarli quando deve elencare i paesi in cui è stato… In Arabia Saudita ci sono stato due volte.

L’ultima volta ho passato 5 ore all’aeroporto di Jeddah, ma sopratutto ricordo molto bene la prima volta: perché uno stop over di 14 ore all’aeroporto di Riyad, piccolo e non molto confortevole, è stato se non il più lungo, sicuramente il più scomodo che mi ricordi. Casualmente quella prima volta fu giusto due anni fa, dalle 11.55 del 10 dicembre alle 2.45 dell’11. :

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SAUDI ARABIAN AIRLINE – SV 745 MON 10DEC

MUMBAI IN RIYADH SA 1000 1155 

CHHATRAPATI SHIVAJI KING KHALID INTL NON STOP TERMINAL 2 TERMINAL 2 DURATION 4:25

SAUDI ARABIAN AIRLINE – SV 221

TUE 11DEC RIYADH SA MILAN IT 0245 0720 KING KHALID INTL

MALPENSA NON STOP TERMINAL 2 TERMINAL 1 DURATION 6:35

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In quella lunga sosta all’aeroporto, comprai cibo locale, pagando con valuta locale. Mi immersi nella cultura locale, per quanto è possibile. L’Arabia Saudita è un paese speciale, dove c’è una legge “marziale” islamica. Un non musulmano non può visitarla come turista. A nessuno viene concesso un visto turistico.

Si può ottenere un visto di lavoro, anche solo per pochi giorni, ma la vita di un expat si svolge esclusivamente o quasi in zone riservate chiuse ai locali, i Compound. Insomma, per farla breve, anche se non sono uscito dall’aeroporto e non ho ottenuto un visto di ingresso, ho avuto un’esperienza dell’Arabia Saudita ben più ricca di quella che ha avuto Chris Guillebeau in Eritrea, e praticamente identica a quella che può avere in Arabia un non musulmano che vi entra per lavoro.

E purtroppo è anche l’unica esperienza che ragionevolmente potrò mai avere in questo paese. Quindi oggi mi sento di dire: in Arabia Saudita ci sono stato e dovrei aggiungerla all’elenco delle nazioni visitate. Anche se, stupidamente, non ho fatto delle foto! Ma come Chris, lascio che siano i lettori del blog a decidere.

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13 Comments

  1. C’era una volta un sondaggio.. che non potrò rimettere fino a quando non potrò accedere alla versione desktop 🙁

  2. cserba

    l’aereoporto e’ un condom, quando fai scalo non sei vulnerabile come per strada, sei protetto dallo scalo tecnico, sei protetto dal visto negato, sei protetto dalla macchinetta delle bibite che non provera mai a fregarti soldi o venderti un tour.

    il condom usalo quando fai sesso, non quando viaggi! 🙂

    • Obietto fortemente sulla macchinetta delle bibite che non proverà a fregarti soldi! Inoltre ho mangiato al bar e al ristorante e non ci sono posti peggiori degli aeroporti per fregarti i soldi!

  3. Per me è no. Sia per te che per Chris e non per cattiveria anzi, credo sia giusto così, perché è bello sapere che esistono posti a noi inaccessibili. Che poi non è mica detto, un giorno potresti udire la chiamata di Allah!

  4. Cloudio,
    Come sai ho avuto la ‘fortuna’ di visitare l’Arabia Saudita in diversi viaggi di lavoro.
    Anche secondo me NON puoi considerare visitato un paese cosí grande e culturalmente diverso come l’Arabia da uno stopover in areoporto, il contrario é da cialtroni molto peggiori di te.

    Inoltre sono in forte disaccordo con quello che dici sull’esperienza che ha chi ci va per lavoro.
    É vero, ho conosciuto chi vive nel compound o chi sta qualche giorno senza mettere il naso fuori dall’hotel. Dipende dalla persona e dagli interessi che ha, di sicuro tu non sei quel tipo di viaggiatore.

    Quando ci sono stato io, ho avuto esperienze di ben altro tipo perché le ho volute: ho visitato la famosa “chop chop square” dove aimé tagliano la testa ai condannati a morte il venerdí mattina.
    Ho gironzolato per il mercato dove sorprendentemente nessuno ha cercato di vendermi qualcosa, e addirittura molti evitavano di guardarmi.
    Ho dormito due notti nel quartiere Batha, sconsigliato dai miei colleghi solo perché pieno di immigrati Indiani e Pakistani.
    Nell’ultimo viaggio, ho preso un treno per attraversare i 400km di deserto tra Ryadh e Dammam.

    Insomma, ringrazio mia mamma che ha fatto un figo come me, ma soprattutto dico di metterti una mano sulla coscienza e ammettere che NON hai visitato l’Arabia, ‘ciapa sú e porta a cá’ si dice dalle nostre parti!

    p.s.:
    Non é un posto inaccessibile. Ogni anno milioni di fedeli entrano in Arabia per visitare la Mecca… informati sul visto religioso. Per diventare Musulmano basta recitare una frase in Arabo 😉

    • vorrà dire che quando arriverò a 199 paesi, eventualmente mi convertirò. Comunque è un’ingiustizia: chris ghillobrut ha lettori molto più accomodanti 🙂

  5. Ringrazio i 3 amici lettori che hanno commentato, tutti negativi, che per il momento pareggiano i 3 positivi anonimi (anzi 2, uno di quelli che ha votato sono io:). Però tutte e 3 le critiche secondo me non entrano nel punto focale della discussione: quali criteri minimi si devono usare per poter dire hai visitato una nazione? Mi avete citato esperienze culturali da vero viaggiatore, che magari uno che in quel posto ci vive da anni non ha mai fatto. Per questo vogliamo dire che tizio x non è mai stato nel paese y?

    • Visto che dicono che Gris Ghillobrut é stato in paesi in cui non é stato, possiamo anche dire che tizio x non é mai stato nel paese y!
      D’altro canto, bisogna pur discutere di qualcosa, quindi: secondo me l’aver visitato é un sotto-insieme dell’aver vissuto in una nazione.
      Se ci vivi fai cmq esperienze culturali totalmente diverse dal viaggiatore, e parlo di lavorare, andare dal dottore, trovare un posto dove stare…

      I criteri minimi per me sono:
      – uscire dall’aeroporto
      – passarci piú di 14 ore, a meno che la nazione sia Citta del Vaticano o San Marino o Montecarlo
      – avere un blog con dei followers leccaculo

      🙂

    • cserba

      se vogliamo rimanere su paesi mussulmani posso farti due esempi:
      aereoporto di srinagar e di shiraz,, se fossi stato solo li, potrei dire di aver visito l’iran ed il kashmir? si in entrambi gli aereoporti ho visto donne con il velo, cibo halal, un po di cultura locale, il tutto dentro a due aereoporti meno che mediocri, senza comfort o altro. ma la verita’ resta fuori dall’aereoporto che per me rimane un luogo artificiale anche se non e’ Heathrow, Dubai, o KLIA.
      se eri stato al mercato rionale anche per poche ore ti avrei detto: si, hai visto il paese, perche il solo osservare chi vende, chi taglia la carne, chi urla, la polvere, gli sguardi e tutto il resto allora si, hai vissuto una parte di quel paese. ma il semplice sostare all’aereoporto anche se fatiscente anche se non ha il wifi anche se non ce’ una parola in inglese non ti da il diritto di dichiararlo paese visitato.

      mi dispiace ma questo e’ il volere dei lettori del blog!

  6. comunque la discussione mi ha inspirato una guglata che mi ha portato a questo ottimo sito http://www.garfors.com/2013/05/the-hardest-most-difficult-countries-to.html.

    Mi piace la sua definizione: But what constitutes a visit to a country? I must have done something there and have a story to tell. It isn’t necessary to stay overnight, but I have to leave the airport or train/bus station. To merely step across the border doesn’t count.

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