i Viaggi di Clach

13 anni di vita nomade in 102 nazioni. La guida spirituale dei travel blogger marziani

Manaure – Diario dell’ultimo giorno in Colombia 2

sunbathing in Manaure beach

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9.42: Arrivo a Manaure all’hotel Palaiima, che però ha disponibili solo stanze a 40.000 pesos, troppo per quel che voglio spendere. Il padrone, dall’aspetto artistoide, gentilissimo mi offre di custodirmi i bagagli mentre posso andare a verificare se la pensione a tre isolati più avanti, appartenente a qualcuno di famiglia, mi può offrire camere più economiche.

9.50: All’altro hotel, che si chiama Unuuipa, mi riceve una simpatica vecchietta. La camera è fatiscente, ai limiti di quel che per me è lo standard minimo, ma costa solo 15.000 pesos, è a una quadra dalla spiaggia e quindi accetto la stanza. La signora mi chiama un bici taxi, che alla misera tariffa di 500 pesos a viaggio mi riporta al Palaiima a prendere le valigie e di nuovo all’Unuuipa.

10.00: Tornato all’Unuuipa, trovo la signora che deve fronteggiare una situation: c’è un pipistrello in strada fuori dalla hall, e la signora sta cercando di ammazzarlo. Il pipistrello cammina in cerchio indifeso, incapace di volare per la luce. Arriva un venditore di veleno per topi, che però ha orrore degli animali e non è capace di tirare pietre al pipistrello da un metro di distanza. Mi tocca fare il lavoro sporco, per porre fine alle sofferenze della creatura: gli tiro sopra una pietra e lo immobilizzo. Lorsignori però hanno deciso che devono ammazzarlo, quindi non avendo più la vista ripugnante a disturbare la mira, il venditore di veleno per topi lo finisce con una pietra, manco a farlo apposta, a forma di lapide.

10.10: Al check-in la signora quando scopre che sono italiano comincia a raccontarmi del nonno genovese che era è stato soprannominato dai wayuu la rana mona, perchè bianco pallido e con due occhi azzurri grandi, amava fare il bagno nudo. La signora si chiama Rita Briasco e poco dopo comincia a sbucciare invitanti gamberetti, per preparare arroz con camarones, così le chiedo di riservarmi un piatto per cena.

10.20: Manaure, come mi ha scritto un toscano che ho conosciuto a Cali di nome Alessandro, “non che valesse la pena se non per vedere la riserva di fenicotteri a una quindicina di km, passando per delle belle colorate saline”. La mototaxi però costa 30.000 pesos, e l’autista, un ragazzino che fa parte della grande famiglia di Palaaima-Ullupa-Ullalla, mi dice che l’escursione sarebbe il tempo di andare, stare mezzoretta a fare foto e tornare, perchè li non ci si può bagnare. Partenza alle 4.30 del pomeriggio se sono interessato. Quando lo congedo sono già abbastanza sicuro che non lo chiamerò.

10.30: La mia priorità di oggi è andare in spiaggia e abbronzarmi un po’. Quando la vedo però, questa spiaggia è semplicemente orribile. Il mare bianco per la sabbia rivoltata, la spiaggia sporca e puzzolente. C’è comunque abbastanza gente, è sabato e un gruppo arrivato in pullman da chissà dove. Affittano tende con sedie a 15.000 pesos, troppo. Tempo di fare un bagnetto e piazzo il mio pareo al lato dell’ultima tenda per avere una minima protezione dal vento, ma c’è troppo vento e troppa sabbia.

10.50: Così mi sposto una ventina di metri all’interno, vicino a un ristorante. Qui però c’è una puzza insopportabile e dopo 10 minuti mi alzo e cammino rassegnato, con l’intenzione di andarmene da questa spiaggia di merda. Passo davanti a delle pedane di legno semicoperte, le prime delle quali occupate da tavoli e amache, ma l’ultima, è vuota e con una parte esposta al sole. Vale la pena fare un ultimo tentativo.

12.15: Ha funzionato. Dopo essermi finalmente rilassato al sole, ascoltando musica con l’ipod, senza essere disturbato eccessivamente da sabbia e vento, inizio a sentirmi il corpo al punto di cottura, ci vuole quindi una birretta per spegnermi l’arsura in gola. Così torno al ristorante e me la scolo in un paio di minuti, osservando il gruppo di turisti festoso, mentre il cameriere cerca di vendermi disperatamente qualcosa da mangiare.

12.30: Quando finalmente lascio la spiaggia, il sole sta picchiando duro come i terzini di una volta, e il vento, quasi insopportabile in spiaggia, diventa impercettibile appena passato la ripugnante fabbrica di lavorazione del sale che la fronteggia. Un motociclista si ferma e mi offre un passaggio. A quanto? Mille pesos. Gli dico che in bici-risciò vale 500, al che lui mi dice che mi manda una bicicletta, sempre che ne trova una a questa ora.

12.32: Appena il motociclista se ne va mi viene incontro una signora che aveva assistito alla scena.
Usted è tan hermoso, puedo sacar una foto con usted?
Con mucho gusto, pero yo no tengo camara… y usted?
Yo tampoco. Ahhh que pena, queria sacar una foto abrazado con vos y llevarmela a casa, como si fueran viejos amigos…

La signora è cicciottella, ha i lineamenti tipici dei wayuu, ma il suo spagnolo mi sembra quello di una brasiliana.
Donde è su casa” le domando. “Vocè è brasileira?
No, io sono guaijra, però vivo en Venezuela, en Caracas.
Inizia a raccontarmi di lei. Quel che più le preme dirmi e ripetermi è che
“Ho 35 anni e ancora non ho nè marito, né figli.”
“E come mai, lei che è così una bella persona” cerco di tirarle su il morale. “Quello che mi dicono tutti”, mi ribatte con tono sconsolato a metà tra chi non ci crede più di tanto e anche se fosse vero si domanda allora perchè è ancora sola? Un discorso che mi suona famigliare, la capisco la povera signora Heidi.
“Sono nata a Manaure, ma preferisco stare in Venezuela che qui. Né qui né lì ci sono opportunità di lavoro, ma almeno Chavez regala casa e cibo, qui invece i sindaci si rubano tutti i soldi. Ti pare possibile che ancora adesso non c’è acqua nelle case e devo pagare ogni volta che la uso?”

Le dico che sono alla ricerca di un internet point, ma lei non ha idea di dove siano. La abbraccio teneramente, mi spiace non sono io il marito che sta cercando, e mi incammino.

12.42: Dopo un paio di isolati finalmente incontro un bici-risciò. Mi porta al primo internet point, chiuso col cartello “danata”, danneggiata. Andiamo al secondo che è chiuso e la ragazza della porta accanto mi dice che apre alle tre. Andiamo al terzo, che apre alle due e mezza. Dico al mio bici taxi di riportarmi al primo internet point, che stava al lato di una panetteria che vendeva gelati e il gelato sarà il mio pranzo. Gli chiedo quanto gli devo, immaginandomi che saranno due o tre corse e lo stronzo mi spara 3500 pesos. Gli dò 1500, considerando che la distanza dal primo internet point al secondo è di due isolati e quindi ha fatto non più di tre viaggi, ed è fortunato che per ripicca non gli do meno di quel che gli spetta.

13.07: Il gelato della panetteria non è sufficiente per togliermi la sete e così mi prendo anche un mini yogurt da bere. Torno in hotel, inizio a scrivere, ricevo una chiamata sul cellulare. Hanno sbagliato numero. Però solo il fatto di spostarmi sull’altro letto per prendere il cellulare, mi allontana dal computer e mi addormento sul colpo.

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1 Comment

  1. Il venditore di veleno per topi é un personaggio interessante, se puoi tornare a Manaure cerca di sapere di piú sulla sua vita… 🙂

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