i Viaggi di Clach

13 anni di vita nomade in 102 nazioni. La guida spirituale dei travel blogger marziani

Quando sei troppo bravo, intelligente, preparato

troppo bravo, troppo intelligentiC’è qualcosa più frustrante di sentirsi dire di essere troppo bravo, preparato o intelligente per un lavoro o per qualsiasi altra cosa? Non dovrebbero essere qualità che più se ne ha e meglio è? Ordinarie storie di persone troppo brave per essere felici.

Avevo credo 15 anni quando vidi un episodio della stupenda serie “Ai confini della realtà“, che mi lascio traumatizzato. Il titolo dell’episodio è “La prova” (Examination day) e ne ho trovato una sintesi in lingua originale su youtube:

Per chi non ha voglia di vedere il video, la trama in due parole da Wikipedia:

Un ragazzo dodicenne deve andare a fare il test di valutazione mandamentale e in famiglia sono tutti preoccupati per il risultato possibile. Quando a casa dei genitori arriva la telefonata di comunicazione del risultato ricevono la peggiore notizia possibile: “il ragazzo era troppo intelligente e per questo è stato eliminato”.

Purtroppo non è fantascienza, ma è un qualcosa che regola le relazioni sociali ad ogni livello, come ho sperimentato sulla mia pelle troppe volte.

Quando sei troppo bravo

“Ho visto il suo CV, impressionante.. anche troppo”. Così è iniziata l’ultima intervista di lavoro che ho fatto. L’intervista mi sembra sia andata fin troppo bene. Gli intervistatori a un certo punto hanno smesso di prendere appunti, e mi sembravano soddisfatti delle mie risposte.

Oh, quanto mi sbagliavo!

Nonostante le solite frasi di circostanza del tipo “non esitare a scrivermi se vuoi ulteriori informazioni”, dopo il freddo feedback che ho ricevuto ( “non proseguiamo oltre, per questa volta”), sono giorni che aspetto spiegazioni più approfondite “per aumentare le possibilità di avere successo alla prossima intervista”, e credo non le avrò mai.

Quindi ignoro cosa, consciamente o incosciamente ha fatto decidere a chi mi ha intervistato, che non ero adatto per il lavoro.

Chissà, magari semplicemente avevano un conoscente da assumere e la mia intervista era solo un pro forma per fare vedere che c’è stata una selezione..

Ma non è la prima volta che mi sento dire di essere troppo qualificato.

E non c’è niente di più frustrante, perchè troppo qualificato è solo una perifrasi per dire non adatto, ma comunque ti chiedono di diventare peggio di quello che sei.

Diceva saggiamente il Prof. Ventura, uno che tutti consideravamo uno sfigato, invece era meno stupido di quel che sembrava.

“E’ meglio avere in torto in tanti, che ragione da soli

E non si tratta nemmeno di avere un’attitudine più umile, perchè spesso non è questo. Per esempio all’osservazione iniziale ho risposto in maniera che penso non possa essere più chiara.

“Ho cambiato il mio stile di vita e non mi importa di fare un lavoro socialmente meno prestigioso, sempre che la paga sia sufficiente ed equa, come è in questo caso”

Niente, anche stavolta non ha funzionato. E mi ritrovo sempre più sfiduciato. Incapace di inventarmi un lavoro, non so più nemmeno dove cercarlo.

Mi ritrovo in questa descrizione:

“Se è troppo facile, lascia insoddisfatti. Se è troppo difficile, porta via troppo tempo dalle 1000 altre cose che si potrebbero fare e che interessano di più”. C’è poi un altro problema: “le persone intelligenti che non hanno una passione specifica hanno problemi a ottenere colloqui di lavoro, e non parliamo dei lavori”.

Ordinarie storie di persone troppo brave

Due minuti di ricerca su Google hanno prodotto storie così:

“Troppo bravo, bocciamolo”. Concorsi truccati negli atenei toscani

Lo stagista è troppo bravo e Zuckerberg lo licenzia

Sei troppo bravo: non puoi laurearti!

I 6 principali problemi delle persone troppo intelligenti

Siccome non sapevo che foto mettere, ho cercato su google immagini ed è venuto fuori questo libro. Così magari, se da questo sfogo risulta anche solo una vendita affiliata, almeno mi consolo un po’ e mi sento meno pirla e più felice…

E comunque il libro sembra parecchio interessante, quasi quasi lo compro.

Caratteristica peculiare di questa condizione, oltre all’iperattività cerebrale, è l’ipersensibilità emotiva – e quindi nervosismo, tendenza alla depressione, empatia eccessiva, amplificata reattività emotiva.

L’intelligenza è una grandissima forza, certo, ma anche un continuo, estenuante interrogarsi che può generare sofferenze, incomprensioni, derive esistenziali.

“Strani rapporti” – ha scritto Maurice Blanchot – “l’estremo pensiero e l’estrema sofferenza aprono forse il medesimo orizzonte? Forse soffrire è, in definitiva, pensare?”

HELP!!

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3 Comments

  1. Federico

    Il grande vantaggio dell’avere intelligenza:
    Mater artium necessitas.
    In versione moderna:
    When in trouble, go big.

    • Credo hai centrato il punto.
      Il problema è trovare questo ikigai, su cui dedicarsi anima e core.
      Sono anni che si manifestano falsi positivi.

      • Federico

        Lo troverai sicuramente, magari proprio mentre non lo stai cercando!

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