i Viaggi di Clach

13 anni di vita nomade in 102 nazioni. La guida spirituale dei travel blogger marziani

Traveller profiles: Yang Yang

Yang Yang, da Chengdu a Pai in moto

Tornando in Sud est asiatico dopo 4 anni, una delle cose che ho notato, oltre al fatto che purtroppo l’Euro si è svalutato di oltre il 20%, è che anche gli asiatici hanno cominciato a viaggiare. Sarà un effetto dei voli low cost? Comunque una ventata d’aria fresca, perché di essere circondato da orde di anglosassoni ubriaconi meningicocchi backpacolatus (TM) non ne potevo più.

Da qualche parte attorno a Pai c’è Moon Village, la più grande comunità hippie giapponese. Il paese invece è invaso da coreani come Sarah Park, che ho conosciuto all’aeroporto di Chaing Mai, insieme a madre e figlia sino-malesiana di Melaka, con cui abbiamo condiviso il viaggio.

Mamma e figlia sono ripartite il giorno dopo, ma con Sarah ho passato il resto dei miei 5 giorni a Pai, prima di partire stamattina per Mae Hong Son, da dove domani prenderò un bus per entrare nel Monastero di Wat Tam Mua, dove resterò i prossimi 21 giorni in meditazione.

Sarah ha viaggiato 6 mesi in Africa, ha scritto un libro in coreano “Same same but different” e vende foto. Sicuramente una tipa interessante, ma la ricorderò soprattutto per avermi presentato Yang Yang, che alloggiava, come noi, a Villa de Pai.

Yang Yang è una cinesina di 31 anni, che di lavoro fa la maestra d’asilo. Yang Yang è partita da casa sua, Chengdu, Sichaun, ai confini col Tibet, e ha viaggiato da sola sulla sua moto, una Suzuki 250 più grande di lei, per oltre 2000km attraverso Cina, Laos e Thailandia per oltre un mese. Credo basterebbe questo a farne una persona speciale.

Yang Yang però è una persona di una genuinità e un candore unici e nonostante il suo inglese molto limitato che purtroppo ha reso le conversazioni difficili, ma anche estremamente divertenti, in soli tre giorni di frequentazione mi è entrata nel cuore come se la conoscessi da mesi.

Cominciamo col dire che qualunque cosa le proponessimo, a lei andava bene. “Up to you” e “OK, OK” (detto alla cinese, gridando e a metà tra affermazione e domanda) erano le sue affermazioni preferite dopo “NO PROPERN” e “NO PROBENEN“, che erano il suo modo di dire “no problem”.

Yang Yang si rilassa sull’amaca

Si lo so che è parecchio infantile ridere dei problemi di pronuncia che hanno gli asiatici (tra l’altro ho scoperto che anche i coreani, come i giapponesi, sono incapaci di differenziare L e R, infatti Sarah andava nella sua LOOM, quando ci separavamo). Ma è come le battute volgari dei film di Vanzina: sono becere e scontate, ma fanno ridere.

E Yang Yang ci ha fatto ridere parecchio. E lei ha riso tanto di noi che cercavamo di imparare espressioni cinesi come “mei won ti”.

Ma Yang Yang ci ha anche insegnato tanto tanto. Per prima cosa, come altri cinesi che ho incontrato, mi ha confermato che nonostante l’immenso apparato di censura, tutti sanno in Cina cosa succede in Tibet, cosa è successo a Tienanmen, cos’è il Falun Gong, eccetera. Mi chiedo quindi perchè continuino a censurare, visto che apparentemente serve a poco e nulla.

Yang Yang ha cominciato a viaggiare in moto solo 3 anni fa e nelle estati passate ha girato per il Tibet, dove le strade sono orribili, e ogni anno diverse persone ci lasciano le penne, però tutto è molto “cheap” e la gente molto friendly.

E ho pensato spesso alla bellezza di come, al di là del genocidio etnico-politico che va avanti da anni nelle montagne attorno a Lhasa, ci siamo persone normali, han e tibetani che possano stare in armonia pacificamente.

Da buona cinese le piace tutto quello che costa poco. Se le chiedi se non ha paura di viaggiare da sola in moto, lei ride e ti risponde che l’unica cosa “dangerous”, pericolosa, è il cibo in Cina. Apparentemente ci sono in giro parecchie uova false adesso! Come abbiano fatto a fare delle uova “chimiche” non lo so, ma sono molto più pericolose delle strade tibetane.

Anche se Chengdu è una città enorme (13 milioni di persone l’area urbana, la quarta più popolosa dell’intera Cina), Pechino e Shangai sono molto lontane e la gente dalle sue parti ha una mentalità molto diversa. Per esempio dice che ha avuto un ragazzo che ha lasciato perché non voleva che andasse in moto e che nessun ragazzo cinese è disposto ad accettare una fidanzata motociclista.

Andiamo a fare una gita a un tempio buddista e mentre Sarah si fa benedire, lei esce un po’ schifata. Ma non ce l’ha con i buddisti, o col Dalai Lama, semplicemente con la religione. “Non mi piace nè il Dalai Lama, nè Hu Jintao” (il presidente Cinese), mi dice, lei crede solo in sè stessa.

E quel che mi ha colpito di più è proprio il fatto che Yang Yang non è una superwoman e nemmeno una privilegiata, ma una ragazza normale che viene da un paese che sta diventando normale molto in fretta, se per normale si intende la possibilità di offrire a chiunque una vita come quella di Yang Yang, dove una donna può viaggiare 45 giorni in moto da sola con i risparmi di un anno di lavoro.

Cara Yang Yang, mi hai fatto passare giorni molto belli. Oggi hai cominciato il tuo viaggio di ritorno a casa, che se tutto va secondo i piani sarà lungo 9 giorni. Spero tanto di ricevere una tua mail quando arrivi e quando riemergerò tra tre settimane dal monastero e dal digiuno internettiano. OK, ok? No PROPERN!

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3 Comments

  1. mariella

    bello questo articolo,simpatica Yang Yang

  2. Post bello e interessante!

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