Du Già

Du Già, per di qua

La settimana che è appena passata avrei dovuto fare l’Ha Giang loop, ovvero girare in moto per il Nord del Vietnam, dopo le avventure motorizzate nel Centro. Invece mi sono ritrovato a fare il volontario a Du Già. Eh, già, anche se i locali lo pronunciano Su Sà. Perchè? E chi lo sa!

Du Già, già mi manca. Anche se non mi manca il Du Già Backpackers.

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Ha Giang

Ha Giang è una piccola citta vietnamita di 70.000 abitanti, a pochi Km dal confine con la Cina, che gode di un’inaspettata prosperità.  Le case sono arredate con mobili nuovi, in cui spiccano grandi televisori ad alta definizione. La gente è vestita bene, rilassata e disinteressata dei turisti, eccetto i bambini, pronti a gridare Ellòo con entusiasmo, appena vedono una faccia occidentale.

C’è poco traffico, e purtroppo anche pochi posti decenti dove mangiare. Niente di oggettivamente interessante da vedere in città per un viaggiatore. Qui ne ho visti passare tanti in 3 giorni, ma la maggior parte arriva con un bus notturno da Hanoi, e spesso non ci passa nemmeno una notte.

Il tempo di noleggiare una motocicletta, che spesso non ha mai guidato in vita sua, e il backpacker idiotus, una specie che si sta diffondendo in modo preoccupante, parte immediatamente per fare l’Ha Giang loop, che è la cool thing do now.

E che si tratta di paesaggi splendidi te ne rendi conto appena esci fuori città, ma solo un viaggiatore di lungo corso può forse apprezzare la bellezza di un posto dove le giornate scorrono serene senza dover fare nulla di speciale.

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E infatti stavo seriamente pensando di fermarmi qualche giorno in più ad Ha Giang. Che a ripartire subito in moto non mi sentivo pronto.

Se non fosse stato che o incontrato la Manager del Du Già backpackers. Una hippie tedesca che doveva assentarsi per una settimana ed era alla disperata ricerca di volontari per coprirla. E senza pensarci troppo, ho accettato l’offerta.

Già mi pregustavo un riposo attivo e l’immersione nel vero Nord vietnamita, al confine con la Cina. Terra di una mescolanza di gruppi etnici vestiti in modo tradizionale. Terre di mezzo sospese nel tempo.

Du Già è già sulla Mappa

Credevo di andare in un posto al di fuori della rotta principale del loop, ma mi ero sbagliato. Il paese di Du Già rimane piccolo e tranquillo, la valle splendida e bucolica, ma ogni singolo motociclista viene a passare qui l’ultima notte. Risultato: l’ostello è stato sempre pieno.

Pieno per lo più di gruppi di backpackers idiotus inutilis formatisi sul cammino, perché alla maggior parte piace così.

Bed bugs, sporcizia e lavoro minorile

Dopo un epico viaggio in Bus, che al confronto un chicken bus era una limousine, arrivo giusto in tempo per la cena.

Gli ostelli in realtà sono due, con il secondo che ha aperto da poco più di un mese. La prima notte la passo al N1, dove anzichè la stanza privata che mi era stata promessa, mi ritrovo nel dormitorio, che altro non è che materassi buttati sul pavimento di legno. Il bagno è zozzo, fa fresco, non mi faccio la doccia.

Il giorno dopo comincio a lavorare alle 7 in reception preparando deliziosi caffè vietnamiti, ma la mia gamba è piena di puntini rossi. Bedbugs.

L’ostello è portato avanti da un gruppo di bambini di 10-12 anni, che ufficialmente vanno a scuola e sono lì a dare una mano in cambio di vitto e alloggio, visto che abitano nelle montagne. In realtà sono dietro all’ostello tutto il giorno e a scuola non ci vanno.

Già il fatto che sia lavoro minorile mi dà fastidio. Ma il problema vero è che il posto è uno dei più zozzi in cui sia mai stato. Il proprietario, Tuan, un giovane di Ha Giang (anche se pare abbia 31 anni, ne dimostra dieci in meno), non è una cattiva persona.

Ma il suo inglese è molto limitato, per cui qualunque cosa gli dici è “yes yes”, anche se poi in realtà non ha idea. E’ semplicemente sommerso di cose da fare, disorganizzato, e il fatto di ubriacarsi ogni sera e di dormire dove capita, non lo aiuta.

Il Mercato etnico, bambini, porcellini

Insomma il posto è un caos totale. E così anch’io vengo risucchiato in questo casino. Dopo due giorni arriva Myra, un’ebrea americana in gamba a darci una mano.

Dopo la prima notte mi sposto nell’ostello N2, un po’ meno sporco, meno rumoroso, ma mi toccherà condividere un dormitorio o con russatori che si potrebbero sentire nella valle accanto. O con due belghe, forse lesbiche, che hanno dormito tutta la notte nello stesso letto con il . E i miei tappi di cerume, ormai usurati, che mi offriranno poco riparo da rumori molesti.

Sembrerebbe il racconto di un’Odissea, ma ci sono state tante cose positive in questa settimana. Dal fatto che non ho speso un centesimo, mangiato e bevuto più di quanto volessi, i momenti nella natura splendida appena lasciata la polverosa via principale. E soprattutto i bambini che ti fanno le feste.

Family Dinner & Happy Water

Nelle varie Home stays nei paesi del Ha Giang loop, di solito offrono la “Family dinner experience”. Ovvero ti cucinano da mangiare, a volte ti siedi con loro guardandoti senza poter parlare, perchè tu conosci non più di tre parole di vietnamita e spesso sono più di quelle che loro conosc

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La versione Family Dinner del Du Già Backpackers è quella di questa foto. Ogni sera metà del cibo viene lasciata. E poi c’è l’Happy Water, ovvero il vino di mais imbottigliato in bottigliette d’acqua. Anche questo in eccesso, anche se a finirlo ci pensa Tuan.

Senti, amico lettore. E soprattutto tu, lettore casuale. Sono stanco, ho mille cose per la testa, domani comincio finalmente sto loop benedetto.

Avrei dovuto cominciare oggi, ma ieri dopo che avevo fatto la valigia Tuan mi ha detto che non ci sarebbe stato Bus, e mi è toccato fermarmi un giorno in più.

Dopo non avrò più tempo di metabolizzare sta settimana strana.

Guardati le foto, i video, lavora un po’ di immaginazione. Io più di mille e settanta parole non ti posso dare in questo momento.

Vieni a Du Già in fretta, prima che sia troppo tardi. O trovati una nuova Du Già. In ogni caso, stai lontano dal backpackers idiotus. 

Foto e Video da Ha Giang

Foto e video da Du Già.