thoughts

11 cose che ho imparato facendo Autostop
autostop Arcore hardcore

Il segreto dell’autostop sta nel cartello

Dopo le mie hitchike adventures in Nuova Zelanda, dal profondo del mio corazon alcune cose vorrei condividere con i miei 25 lettori , a coloro che vogliono provare a fare autostop in qualunque parte del mondo, acciocchè possano avere un’esperienza il meno possibile frustrante, se non gratificante.

Scegliti un posto con una bella curva a gomito, magari vicino a un semaforo, con spazio per la macchina per accostare e soprattutto se sei in una città grande, dai un’occhiata a siti come hitchwiki per sapere gli spot migliori e preparati:

1. Nulla ti è dovuto

Le reazioni più comuni tra chi passerà accanto a te saranno:

-Quelli che si girano a guardare dall’altra parte, come se non ti avessero visto

-Quelli che accelerano

-Quelli che sollevano il pollice e non capisci se stanno solidarizzando anche se non intenzionati a darti un passaggio o semplicemente ti stanno pigliando per il culo

-Quelli che ti guarderanno sdegnati (reazione tipica delle sciure vecchie nel sedile passeggeri in macchinoni di lusso: ma come osi chiedere un passaggio, pezzente!)

-Quelli che fanno segno che stanno per accostare all’angolo dopo, anche se non c’è nulla nel raggio di km…

Insomma sulla strada è pieno di stronzi, un po’ come nel resto del mondo. Anzi credo che le strade veloci tirino fuori il peggio degli uomini.

Nonostante ciò, ricorda che stai chiedendo un passaggio e nessuno è obbligato a dartelo. Anche se hai un bell’aspetto rassicurante, uno zaino grande e magari fuori piove e fa freddo, molta gente ha paura a caricare sconosciuti in macchina e hanno le loro buoni ragioni.

2. In due è meglio.

Anche se parecchie auto hanno lo spazio solo per una persona e forse i suoi bagagli, ho notato che in due è sicuramente più facile. Intanto perché il braccio si stanca in fretta a stare proteso col pollice in alto e ci si può dare il cambio. Poi ci si può dare conforto a vicenda, e mi sembra che anche chi deve dare un passaggio sia più propenso a farlo a una coppia, piuttosto che a un singolo.

          3.

Rideshare ancora meglio.

Non esiste solo l’autostop tradizionale. Adesso grazie a internet ci si può organizzare con servizi come rideshare, carpooling o blablacar e mettersi d’accordo in anticipo. In questo caso viene chiesto di contribuire ai costi (e mi sembra giusto) e si perde un po’ di senso dell’avventura, ma ci si guadagna in organizzazione. Alla fine viaggi comunqe con sconosciuti ed è divertente. E come filosofia è meglio la condivisione dello scrocco.

  • 4. Paese che vai autostop che trovi

Per prepararami all’autostop in Nuova Zelanda, l’ho fatto per un paio di giorni alle Fiji, dove ho facilmente trovato passaggi da Suva fino a Nadi. Ogni volta che mi ha caricato un indiano (e alle Fiji quasi la metà sono indiani), mi è stata chiesta “some fare” (soldi, nel loro inglese un po’ così e un po’ pomì) al momento di scendere. I primi (3 camionisti che mi hanno fatto salire sul retro del camion) li ho platealmente mandati a fare in culo, ma poi mi sono reso conto che è parte della loro cultura e non concepiscono un passaggio offerto senza un riconoscimento monetario.

Non solo gli indiani, anche in Asia Centrale o Est Europa per esempio, è consuetudine in molte culture offrire passaggi e ricevere un compenso in denaro. Se non volete pagare niente dovete dirlo al momento di salire e non fare i finti tonti, altrimenti siete un po’ stronzi.

Moeraki  rocce rocks

Senza autostop non avrei mai scoperto le rocce di Moeraki, tra Dunedin e Christchurch

5. Preparati un cartello con la destinazione

Anche se il più delle volte non lo leggeranno, stimola la curiosità e a rallentare le macchine. Inoltre proietta verso l’automobilista il fatto che hai una destinazione in mente e non stai vagabondando. Cosa cazzo cambi non lo so, ma è meglio. Inoltre tenere il cartello non ti obbliga a tendere il braccio tutto il tempo.

  1. Soprattutto in Europa, Juventino non t’arrabbiare, l’importante è partecipare. In tutto il mondo inoltre  Interista, non t’incazzare, l’importante è partecipare!

Questa è la più importante di tutte e non credo proprio abbisogna di ulteriori spiegazioni.

7. Preparati a lunghe attese.

A volte si ferma la prima macchina, a volte devi aspettare ore. Non c’è regolarità nei tempi d’attesa dell’autostoppista, quindi devi sempre prepararti al peggio. Ricordati di avere acqua e snack con te.

8. Non fare autostop se devi percorrere lunghe distanze.

L’autostop è ideale quando non hai l’assillo di raggiungere un posto lontano entro sera e ti puoi fare trasportare dagli eventi, perché altrimenti diventa angosciante.“ça suffit, direbbe Renzie

Picton bay

Una splendida baia a Nord di Picton, a cui sono arrivato grazie all’autostop

9. Con l’autostop si risparmia, ma non farne la motivazione principale.

Ho risparmiato più di 100€ facendo autostop in Nuova Zelanda, ma se considero il tempo perso e lo stress non ne sarebbe valsa la pena. Invece le avventure, le persone che ho conosciuto, le deviazioni fuori programma, queste cose si rendono l’autostop speciale e meritevole delle fatiche.

10. Sii prudente, soprattutto se sei donna.

Mi ha caricato gente piuttosto strana e potenzialmente pericolosa. Io li ho disinnescati con la mia carica di energia positiva, ma per le ragazze tenere a freno gli ormoni di certa gente non è facile. Come nessuno è obbligato a fermarsi a dare un passaggio, non siete obbligati ad accettare l’offerta di chiunque ve lo offre. (detto ciò credo di non averne ancora rifiutato uno)

11. Smile. Sorridi sempre, anche se non sei su candid camera

Prendi l’autostop e gli automobilisti che ti trattano male come una forma di meditazione. Sorridi alla vita.

Categories: thoughts, Vagabonding

0 thoughts on “11 cose che ho imparato facendo Autostop

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.