Argentina

La leggenda della ragazza di Ushuaia

Ushuaia fin del mundo, principio de todo.

Come ogni pomeriggio Suzanne è lì. Seduta per terra, con le spalle appoggiate alla base del monumento al centro della piazza di Ushuaia, in uno dei due lati da cui è possibile vedere sia il muro, dove c’è la scritta Ushuaia fin del mundo, principio de todo, che la baia.

Da più di tre anni Suzanne, boccoli biondi ribelli, lineamenti fieri ma anche straordinariamente fini di un viso scolpito dal sole e dal vento e punteggiato sugli zigomi da qualche lentiggine, occhi blu oltremare di insostenibile intensità, sguardo perennemente assorto, il più delle volte diciamo pure perso, arriva poco dopo le due, si siede al solito posto, contempla in silenzio per almeno un paio d’ore l’infinito che si estende oltre la baia, si alza e se ne va.

E’ un infinito metaforico e reale, perché oltre quella baia, geograficamente parlando, non c’è altro che mare gelato e ghiacci. Il mondo vivibile finisce qui ad Ushuaia, estremo avamposto umano nella Tierra del Fuego. La vita nel mondo però per Suzanne è cominciata proprio qui ad Ushuaia. Poco più di tre anni fa, nel mezzo di un viaggio cominciato nel giorno del suo trentesimo compleanno, più per disperazione che per scelta. Ushuaia fine del mondo, principio di tutto.

Povera Suzanne, incapace di mantenere un lavoro e una relazione, nonostante la famiglia ricchissima, la sua bellezza unica e i migliori risultati scolastici del cantone, ritenuta pazza e irrecuperabile perfino da sua madre. Scappava dalla perbenista Ginevra, Suzanne, ma senza riuscire a fuggire dalla sua inclassificabile nevrosi, che non l’ha mai abbandonata un secondo in tutto il suo vagare isterico per la Patagonia.

Poi, finalmente è arrivata a Ushuaia in freddo tardo pomeriggio autunnale, si è bloccata davanti alla scritta “Ushuaia, Fin del Mundo, Principio de Todo”, si seduta in piazza stanca ma insolitamente appagata, e dopo cinque minuti ha capito che da qui non si sarebbe più mossa.

Anche se non ne avrebbe bisogno, di mattina Suzanne lavora come receptionist in un albergo e la sera come cameriera nel ristorante dove si serve la miglior centolla di Ushuaia. Sta per festeggiare un anno di convivenza, se così si può dire, con Daniel, un pescatore che dal primo incontro ha rivisto solo tre volte. Tutto questo è punteggiatura: il momento centrale della sua giornata sono le due ore pomeridiane seduta sulla piazza, a guardare ora la scritta sul muro Ushuaia fin del mundo principio de todo, ora la baia davanti ai suoi occhi.

Insensibile ad ogni tentativo di approccio di conversazione, si limita a replicare con sorrisi appena accennati a chi la fissa. Quel che passa per la testa di Suzanne a nessuno, probabilmente nemmeno a lei stessa, è dato saperlo, ma nel momento in cui si alza per andarsene, se hai la fortuna di incrociare il suo sguardo, intuisci che ha trovato quell’attimo di eterno che non c’è. E anche tu, per riflesso, sei arrivato alla fine del mondo e al principio di tutto.

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