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La vera storia del fu Covid-19. Adesso prepariamoci a Covid 20

Crediti immagine: Foto-Rabe/Pixabay. Licenza: Pixabay License

Nella speranza che gli italiani si diano immediatamente una svegliata, smettano di perdere tempo dietro a movide, regole di prevenzione inutili perfino in tempo di emergenza, ma nella situazione odierna gravemente dannose, mentre preparino finalmente un sistema di prevenzione e controllo che continua a non esistere, ripercorro la vera storia del fu Covid-19.

Che oggi in Italia esiste solo nei grafici di pseudo scienziati e politici in cerca di consenso e visibilità. E che ci si prepari seriamente, non tanto a una seconda ondata il prossimo autunno inverno, che molto probabilmente sarà minima, ma alla prossima seria epidemia.

Comincio dalla situazione attuale al 27 maggio 2019.

Pillole di ottimismo

Quello che segue è il bollettino di oggi del virologo Guido Silvestri (i grassetti sono miei):

La ritirata di COVID-19 continua imperterrita, il che ci fa molto piacere. Ormai ho perso il conto dei giorni consecutivi in cui cala il numero totale dei ricoveri in terapia intensiva per COVID-19 in Italia – da 541 a 521, quindi di altre 20 unità, e siamo ormai al 12.8% del valore di picco. Ed è importante che scenda anche il numero dei ricoveri ospedalieri totali (da 8.185 a 7.917, quindi di altre 268 unità) mentre i casi attivi (che vedete nel grafico qui sotto) scendono da 55.300 a 52.942, quindi di ben 2.358 unità.
Siamo ormai al giorno VENTITRE’ dalla riapertura del 4 maggio, ed al giorno NOVE da quella più sostanziale del 18 maggio e del tanto temuto ritorno del virus non si vede neanche l’ombra. I numeri non mentono mai.
PS: Oggi intanto un lettore un po’ cattivello mi ha scritto che “a volte si ha la sensazione che certi commentatori, più del virus, sembrano aver paura che il virus se ne vada”. Per adesso, lascio che siate voi a giudicare questa affermazione…

La vera storia del Covid-19

Il Covid 19, un nuovo coronavirus di tipo influenzale, ha cominciato a diffondersi a Ottobre 2019 nella provincia dell’Hubei in Cina.

In particolare a Wuhan, dove i giochi mondiali militari tra il 18 e il 27 ottobre, hanno fatto registrare una quantità enorme di casi passati al tempo inosservati, e portato poi il virus in giro per il mondo.

Infatti sia in Italia che in Francia hanno trovato casi a Novembre, che ovviamente al tempo non erano registrati come tali. Perché il primo caso ufficiale in Cina risale solo al 13 Novembre, dopo che per settimane il governo cinese, in tipico stile autoritario, aveva cercato di censurare.

L’epidemia però, come tutte le influenze, è esplosa solo in inverno.

Per quanto è un virus di tipo influenzale, essendo un nuovo virus ha fatto molti più danni di una normale influenza, nonostante questo ceppo fosse di per sé molto meno dannoso di Sars e Mers.

La mancanza di un vaccino, l’iniziale incapacità di curarla in modo efficace (che non è dipesa tanto dall’individuazione di qualche farmaco miracoloso, la solita semplificazione mediatica ad uso delle cause farmaceutiche e della presunzione dell’uomo medio di trovare risposta semplice ed immediata a tutto, ma nel fare diagnosi corrette), e concause come inquinamento, decisioni politiche hanno creato un effetto valanga.

Soprattutto perché questo nuovo coronavirus aveva la capacità di diffondersi molto più facilmente di un virus comune e nel pieno di un inverno con récord di giorni consecutivi di inquinamento, in certe aree i sistemi respiratori di molte persone erano sotto stress.

Quando è esplosa l’epidemia nei vari stati, che presto è diventata una pandemia, tutti i governi del mondo hanno imposto delle chiusure senza precedenti, frutto principalmente dell’esempio di quanto fatto in Cina (che giova ricordarlo è una nazione con un governo autoritario e repressivo che non ha riguardo per i diritti umani, come ci ricordano Hong Kong, Taiwan, il Tibet e lo Xinjang).

C’è un serio dibattito su come la tecnologia attuale possa attuare distopie orwelliane, ma lasciamolo ad altre sedi. Il proliferare di lockdowns e politiche del terrore mondiali può avere una regia occulta, ma non sarebbero potute essere attuate in nazioni democratiche senza la collaborazione attiva della maggior parte della popolazione, vittima di un effetto di distorsione mediatica, che andrebbe studiato con altrettanta cura.

Ovviamente queste misure, per quanto sproporzionate ed antiquate, hanno avuto una piccola parte, ma l’epidemia si è arrestata principalmente per conto suo, seguendo i cicli di tutte le epidemie e per l’arresto di concause fondamentali temporali, come il finire della stagione invernale e i conseguenti livelli di inquinamento atmosferico.

Perchè si muore sempre di meno per covid-19? Questo articolo di scienza in rete lo spiega bene.

In particolare riporto questo passo di

Fabio Ciceri offre tre spiegazioni:

Le cure in ospedale e a casa sono più appropriate che nei primi tempi e somministrate in modo più precoce. Si è messo a fuoco che, al di là delle polmoniti, la malattia presentava un quadro infiammatorio e di trombosi diffusa da trattare con anticoagulanti e terapie immunomodulanti. Inoltre, uscendo dall’emergenza e con più letti disponibili, gli ospedali rispondono meglio. Un altro punto importante è la stagionalità: a febbraio-marzo negli esami sierologici dei pazienti abbiamo trovato virus influenzali e altri virus che suggeriscono infezioni concomitanti e, quindi, aggravanti il quadro. Anche l’inquinamento atmosferico, irritando le vie respiratorie, fa sovraesprimere i recettori ACE2 e peggiorare la prognosi.

Alla domanda se si aspetta una ripresa dell’epidemia, Ciceri è ottimista:

Non ci aspettiamo una ripresa dei casi gravi. Durante l’emergenza in Lombardia non si è riusciti a tracciare gli infetti e i loro contatti, ma ormai il sistema è rodato per catturare i malati in tempo utile per isolarli e, se necessario, curarli precocemente. Abbiamo vissuto una frattura fra ospedale e territorio che ora si va ricomponendo.

Il quadro è chiaro. L’epidemia è finita da due mesi. Il virus continuerà a circolare, ma non c’è alcun pericolo immediato nè per le singole persone, per l’assenza delle fondamentali concause (mancanza di cure appropriate, stagionalità, inquinamento atmosferico), e di conseguenza per il sistema sanitario.

Più probabilmente, anche per il residuo degli eccessi di prudenza ora in atto, la prossima ondata che arriverà il prossimo autunno inverno, sarà di impatto minimo. Posto che già questa è stata enormemente esagerata e tra qualche mese sarà chiaro a tutti.

In ogni caso sarebbe auspicabile arrivarci molto più preparati in Italia di quanto lo siamo stati quest’anno.

Il distanziamento sociale all’italiana

Questa è la storia reale dell’andamento dell’epidemia. In Italia invece stiamo assistendo a una puntata di Fuori Orario, in cui l’audio di Ghezzi arrivava volutamente in ritardo verso le immagini. Qui abbiamo in atto misure in ritardo di settimane sulla situazione attuale.

In Italia quindi, avendo una classe politica di incompetenti ed imbecilli, si continuano a mostrare i muscoli su un qualcosa che non c’è più, anzichè fare tesoro degli errori e applicarsi immediatamente, senza panico, per prepararci alla prossima stagione.

Così abbiamo assistito al patetico balletto di negoziazioni di regole di distanziamento che variano dai mezzi pubblici ai ristoranti alle spiagge agli ambienti di lavoro, basta su nessuna scientificità ma sul compromesso di cercare di far sopravvivere le attività commerciali dando l’illusione di attuare misure di prevenzione.

Certo ci sono milioni di mascherine (che si possono, in certi casi dovrebbero usare, il prossimo inverno, anche per proteggersi da semplici influenze, in ambienti chiusi e affollati, ma di cui dovremmo dimenticarcene subito) da fare fuori

Fuori dall’ambito ospedaliero, e soprattutto all’aperto mentre si cammina, l’uso di mascherine e guanti non sono soli inutili. Sono proprio dannosi, per ragioni che sono state elencate più volte da numerosi esperti. Dal fatto che diventano colture di batteri a meno di cambiarle dopo un paio d’ore di utilizzo, al falso senso di sicurezza, ai mal di testa di cui soffrono in tanti.

Covid-20

In conclusione, l’epidemia di covid-19 è finita. E’ stato un nuovo virus, di per sè, abbastanza innocuo comparato ad altri che abbiamo avuto negli ultimi anni, che ha fatto più danni di un’influenza normale in quanto nuovo e per la presenza di fattori concomitanti, alcuni ciclici (l’inverno, l’inquinamento) e che quindi si ripresenteranno, altri contingenti, legati alla non conoscenza di cure appropriate e soprattutto al panico mondiale, chissà quanto indotto, chissà quanto il semplice risultato di distorsioni mediatiche.

Questa epidemia dovrebbe insegnarci o meglio ricordarci, almeno in Italia, che il sistema territoriale (sempre carente in alcune regioni, smantellato in altre) è fondamentale, così come la prevenzione.

Degli incapaci e delle persone che hanno interesse a farci vivere nel terrore continuano a raccontarci che siamo nel pieno di un’emergenza, che abbiamo avuto più per incapacità di prevenzione e risposta, che per un pericolo reale, che in realtà è passata da un bel po’.

Le persone intelligenti e informate hanno l’obbligo morale di tornare immediatamente a una vita normale e cercare di farlo capire a più gente possibile, perchè i danni collaterali di come è stata affrontata e si continua ad affrontare questa vicenda sono enormi. Molto più seri di questi patetici bollettini quotidiani a cui assistiamo da mesi.

Quindi ai Gallera e ai Mark79, dico: levatevi, o levateli dai coglioni. Immediatamente.

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