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Politicamente e religiosamente scorretto

bagno Mar MortoMi è bastato poco più di un mese di permanenza per capire che, se lindo boludo rimane porteno en el alma, da oggi si sente anche un ebreo onorario. Infatti, 

come il tipico ebreo sono estremamente intelligente, spirituale, permaloso, impaziente, soffro di manie di persecuzione (le quali peraltro sono assolutamente giustificate dalla propria tragica storia personale) e sono bravo a gestire i soldi, anche se, a differenza dell’ebreo medio, il mio punto di forza è il risparmio e la gestione efficiente del poco che ho a disposizione, più che la facilità nel creare ricchezza.

Insomma lo zio Ciuccio, che fin da quando ero un teenager, invidioso della mia superiorità strategico tattica in qualunque gioco da tavolo osasse sfidarmi, mi coniò il soprannome di rabbino, ci aveva visto giusto.

(Poi arrivò il pezzo di q-Gino Marco, che confucianamente, preferiva vincere facile alla Playstation, vista la sua superiorità generazionale col joystick in mano, ma così non imparò mai a perdere. Per fortuna lo hanno salvato Becky e Florence, altrimenti oggi avrebbe seguito Jihadi John all’Isis).

E’ quindi da questo punto di vista assolutamente fazioso (nel peggior senso fabioso del termine), che forse per la prima e unica volta volta in questo blog di viaggi, prenderò una posizione politica e religiosa assolutamente scorretta. Con tutto il Metta-Bhavana di cui sono capace, ca va sans dire , visto che scrivo queste righe da un centro Vipassana, nel giorno delle elezioni israeliane e carico di vibrazioni pacifiche che solo un ritiro di meditazione ti possono dare.

Quindi, fermo restando che in Palestina, così come in Giordania, ho incontrato persone gentilissime, certo gentilissime sempre dopo avermi prima chiesto “From which country?” e pur ignorando completamente le delizie del nostro cibo, considerano gli italiani degli amici. E questo dice tanto su quanto sono ignoranti.

Mentre l’israelita che si incontra in viaggio, solitamente un qualcuno che, prima di cominciare l’Università, ha appena finito tre anni di militare, obbligatorio tanto per i maschi che per le femmine, e da cui sono esentati solo gli ebrei ortodossi che guarda caso sono i principali responsabili delle tensioni. Qualcuno cresciuto in una situazione di terrore tale che, prima della costruzione del muro, gli attentati suicidi erano così frequenti che ogni famiglia con più di un figlio quando viaggiava saliva su autobus diversi, così nel caso almeno uno si salvava.

Questo israelita che in realtà è amichevole se incontri da solo, ma che tende a formare gruppi numerosi con altri connazionali, di solito sta sul cazzo un po’ a tutti. E senza che si debba minimamente tirare in ballo l’antisemitismo, che in questa caso non c’entra proprio un cazzo.

Fermo restando che praticamente la totalità degli israeliani, compresi gli ebrei cresciuti in altre nazioni, che ho conosciuto in Israele sono progressisti chiaramente orientati a sinistra, persone estremamente intelligenti, colte e ragionevoli, tra le più piacevoli e stimolanti che mi sia mai capitato di incontrare.

Fermo restando che questo è il paese dei kibbutz, i villaggi-comunità quasi autosufficienti che sono la cosa più veramente comunista (nel senso nobile del termine) (volevo scrivere nel senso comune, ma c’è un limite anche ai tripli sensi e non è il momento di scherzare), che sia stata mai fatta nel ventesimo secolo.

Fermo restando che l’ennesima vittoria alle elezioni di Bibì Nethanyau, un’ultraliberista che prospera alimentando le paure della gente e che nel suo ventennio al governo ha fatto danni di politica interna, con impennata tragica nel costo della vita e aumento delle disuguaglianze economiche, ben peggiori della sua politica estera, è una disgrazia immane per questo paese.

Fermo restando che gli ebrei sono storicamente il popolo più religioso al mondo (magari qualcuno si è dimenticato che Gesù era un ebreo un po’ hippie che ce l’aveva coi mercanti che erano entrati nel tempio, e Maometto era sì un arabo, che però si è inventato il corano quando l’arcangelo Gabriele, un altro ebbreo, gli apparve in sogno una notte di mezza estate sahariana), eppure anche il più autenticamente spirituale.

Confesso di essere ferrato molto di più sulla Sborah che sui contenuti della Torah, la Kabbalah, e i testi sacri ebraici, so però che anche se in queste lari esistono purtroppo fanatici che prendono i libri alla lettera e per questo, per esempio, si fanno crescere i riccioli sulle basette, la religiosità ebrea è tale che li rende i più aperti e interessati ad adottare ogni forma di spiritualità.

Per questo in Israele proliferano accanto alle sinagoghe, le chiese cristiane e centri di meditazione buddista e, udite udite, anche le moschee, e sono sopravvissuti perfino i culti dei Drusi, gli arabi dell’epoca pre musulmana.

Vorrei inoltre far presente ancora un paio di cose allo pseudo intellettuale borghese fighetto radical chic di sinistra, che va tanto di moda in Italia e anche nel resto d’Europa, e che sembra aver preso così a cuore la causa palestinese.

Perché poi l’Occidente cristiano ci tiene tanto a una Palestina musulmana nei territori a loro sacri? E perché sono tutti solidali coi poveri palestinesi, ma dei curdi, del Nagorno Karabakh, dei copti perseguitati in Libano e Siria non frega niente a nessuno?

Nella cosiddetta Palestina, che comunque è storicamente un’area che comprende gran parte dell’attuale Giordania, anche se a nessuno salta in mente di dire al Re Abdullah di cedere loro metà dei suoi territori, e che non è mai esistito come stato o popolo unitario, oggi più del 50% dei Palestinesi sostiene o è soggiogato ad Hamas, un’organizzazione terroristica nel cui statuto c’è come obiettivo dichiarato la distruzione dello stato d’Israele.

Credo che sia difficile riassumere la questione meglio di come ha fatto tale Dane su Indiscreto:

Riassumendo barbaramente:
Israele – Palestina
Legittimi proprietari – Occupanti abusivi
Stato democratico – Banda di guerriglieri
Difesa dagli attacchi terroristici – Terrorismo come arma d’attacco
Armi in difesa dei bambini – Bambini in difesa delle armi
Nessuna richiesta di sgombero – Progetto di annientamento avversario
Di cosa cazzo stiamo parlando?! Altro che “dopo tanti anni è difficile distinguere i torti e le ragioni”, questo è vero solo riguardo agli atti pratici recenti (come in tutte le guerre, l’uomo sa mostrarsi il più miserabile degli animali al di là di torti o ragioni le cui posizioni ad un certo unto vanno a confondersi, vedi guerra dei Balcani…) ma la guerra non scoppia per uno sgarbo bensì per questioni più profonde su cui basterebbe informarsi per prendere facilissimamente posizione

Che un centinaio di km a nord, dietro alla frontiera del Libano ci sono gli Hezbollah che ogni tanto tirano missili, che in Siria c’è in corso una Royal Rumble di pazzi estremisti al tutti contro tutti e speriamo non ne rimanga uno. Che nel Sinai egiziano c’è un gruppo affiliato all’Isis, che l’Isis ha appena colpito in Tunisia ed è ormai alle porte di Roma, che in mezzo tra Egitto e Tunisia c’è la Libia che è arrivata al punto di rimpiangere Gheddafi. Che tra l’Iran e l’Iraq, tra il Tigri e l’Eufrate, è cominciata la civiltà umana, ma ci potrebbe anche finire.

Certo anche in Israele ci sono estremisti religiosi identificabili più o meno col 15% (dove c’è una religione ci saranno sempre degli estremisti, anche se questa religione si chiama ateismo o laicismo), e se giri in macchina per certi quartieri di Gerusalemme durante lo Shabbath ti tirano pietre.

Si, a Ramallah ci sono rimaste un paio di chiese e un 10% di cristiani. Ma se sei donna e non sei completamente imbevuta di ideologia pseudo umanitaria, non puoi certo dire che puoi girare per le sue strade con la stessa tranquillità e vestita allo stesso modo con cui puoi farlo a Tel Aviv.

E siccome sono paranoico, penso anche che quella parvenza di liberalità alternativa all’ideologia repressiva musulmana, una volta riconosciuto lo stato della Palestina finirebbe per evaporare presto.

E che nonostante le centinaia di milioni di euro ricevuti in aiuti internazionali, in Palestina non c’è un terreno coltivato con metodi moderni e a Ramallah le strade sono fatiscenti, ma invece le case dei ricchi palestinesi sono delle piccole reggie.

Mentre in Israele, nonostante le centinaia di milioni di euro che devono spendere in difesa militare, sono riusciti a coltivare qualunque cosa in pieno deserto e i coloni che strappano terre ai poveri palestinesi, edificano spesso in posti che quelli che si considerano i “legittimi proprietari” al massimo userebbero per pastorizia.

Ma io davvero non riesco a capire come, se vogliamo vedere la questione della Palestina nel contesto più ampio di Israele, di tutto il Medio Oriente, o meglio considerando quel che sta succedendo in Europa, di tutto il mondo, come si possa volere uno stato palestinese che frammenterebbe e renderebbe ancora più instabile la regione, quando anche agli stessi palestinesi viene offerta e avrebbero una vita molto migliore dentro lo stato di Israele?

Non sarebbe meglio piuttosto, al contrario, uno stato di Israele laico che continui a rendere utili all’uomo altre terre da strappare al deserto, allarghi i suoi confini e accolga le minoranze etnico religiose degli stati confinanti, riducendo il raggio d’azione del fanatismo musulmano?

Se il Medio Oriente è un susseguirsi di focolai incendiari senza fine, forse l’unica speranza di pace è dare sostegno e fiducia agli unici nella zona che sono riusciti a creare uno stato moderno, anziché continuare a lasciarli isolati.

Vogliamo capire che se le persone veramente civili non la smettono di nascondersi nel politicamente corretto e il rispetto delle culture altrui e invece cominciassero a difendere fermamente le nostre libertà dalle barbarie dell’ignoranza e mantenere una civiltà, sicuramente imperfetta, ma altrettanto sicuramente più evoluta di chi la vuole attaccare, e ottenuta col sacrificio di tante persone che hanno dato la vita perché oggi ne possiamo godere, allora gli unici che lo faranno sono gli xenofobi, i fascisti, i razzisti e i fanatici religiosi?

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One thought on “Politicamente e religiosamente scorretto

  • […] Lasciata andare in fretta la perdita, dopo 3 giorni di vita in kibbutz e cena shabbat, ho preso parte a un ritiro di 8 giorni di meditazione vipassana, a cui ho fatto seguito 4 giorni di servizio al Centro, prima di passare l’ultima notte a Tel Aviv, ospite di una delle tante meravigliose persone che mi hanno fatto entrare Israele nel cuore, tanto da farmi diventare ebreo onorario. […]

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