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7 – 2004 vivere a Torino, Siria, Spagna, Olimpiadi di Atene

Torino by night, Piazza Gran Madre

Dicembre-Gennaio 2004 – 1 settimana in Siria (Damasco – Krak de Chevaliers – Palmira – Aleppo)
Gennaio 2004 – 1 settimana a Valencia (Spagna)
Febbraio 2004 – 10gg in Andalusia (Spagna) Granada – Cordoba- Siviglia – Jerez de la Frontera
Marzo 2004 – 7 gg in Campania: Napoli – Capri – Pompei- Sorrento – Positano
Aprile 2004 – 30gg a Dervio – Lago di Como
Maggio 2004-Gennaio 2005Torino (lavorando per le Olimpiadi di Torino 2006)
Luglio-Agosto 2004 – 40 giorni ad Atene (lavorando per le Olimpiadi di Atene 2004)

Il mio 2004 è cominciato in una tenda beduina a Palmira in Siria. Di solito non viaggio in gruppo, ma questa settimana itinerante è stata un’ottima esperienza, per il gruppo e per la guida Hanan, una siriana che al tempo viveva in Italia. Era per me la prima volta in un paese del Medio Oriente, escludendo la settimana nel villaggio turistico a Sharm El Sheik (prima e unica esperienza in viallggio) che di autentico aveva poco o nulla, e sono rimasto affascinato.

Pochi giorni dopo c’è stato il mio primo viaggio autorganizzato con voli low cost. Meta la città di Valencia, che mi ha ingraziato con una settimana di sole e temperature sui 20 gradi. Il caldo, il buon cibo, la bella gente del sud della Spagna meritavano più tempo, così il mese dopo sono tornato da quelle parti, questa volta dieci giorni in giro per l’Andalusia. A Granada mi ammalai e arrivai a Cordoba con il febbrone. Un giorno di antibiotici, riposo assoluto e il giorno dopo ero di nuovo in giro a fare il turista: fossi stato a casa mia avrei preso una settimana di malattia, ma quando sei in viaggio non vuoi saperne di stare male.

A marzo girai un po’ per la Campania, che non avevo mai visitato. Napoli non mi piacque molto, ma Pompei la trovai straordinaria: a parte le rovine millenarie, imperdibili, sabato sera, una sabato sera qualunque d’inverno, in piazza era strapieno di giovani festanti. Mentre ero sulla teleferica a Capri ricevetti una telefonata che avrebbe cambiato il corso dell’anno. Era da parte del Comitato organizzatore delle Olimpiadi di Torino 2006.

Ad Aprile mi trasferii a Dervio, sul lago di Como. Affittai una casa per un anno ed era la prima volta che andavo a vivere da solo. Dovetti però lasciare la casa dopo poco più di un mese, perchè nel frattempo si concretizzò l’offerta di lavoro per Torino 2006 e così maggio affrontai un altro trasloco. Ero eccitato di lavorare per le Olimpiadi, ma non certo di andare a vivere a Torino, che reputavo la città più brutta e triste d’Italia.

Invece quando ci andai a vivere scopri una città molto più bella di quel che immaginavo. Aiutato anche dai colleghi di Press Operations, dei quali conservo un ottimo ricordo, da un ambiente di lavoro cosmpolita e stimolante, l’estate torinese è volata piacevole e leggera, tra un aperitivo al quadrilatero romano e una serata ai murazzi o alla splendida Piazza della Gran Madre.

Quasi quasi ero dispiaciuto di dover andare 40 giorni ad Atene a lavorare per le Olimpiadi estive. Un’esperienza difficile, dura, completamente diversa da quella di Sydney: là ero felicemente sovraccarico di lavoro, ad Atene mi sentivo come un leone in gabbia, pieno di voglia di fare ma senza che mi venisse data la possibilità di agire.

Rivedendo l’esperienza a distanza di anni, la mia percezione è stata sicuramente peggiore della realtà. La finale di basket tra Italia e Argentina, a cui assistetti casualmente in posti riservati agli Sponsor, in seconda fila centrale dietro a Carl Lewis, è il momento sportivamente più bello della mia vita, insieme al giorno al Camp Nou in cui vidi il Milan vincere la Champions League con un 4-0 allo Steaua Bucarest. Quel giorno mi venne una gran voglia di andare in Argentina..

Comunque al ritorno di Atene cominciarono tra la difficoltà a gestire il doppio lavoro, non avendo mai lasciato quello della Gazzetta, e i problemi con il mio capo a Torino. E quando quest’ultima mi fece pressione per lasciare la Gazzetta..a Novembre decisi per lasciare il lavoro di Torino, che sarebbe finito comunque nel giro di un anno. Soprattutto, liberandomi dalla presenza in ufficio, potevo tornare a fare pienamente quel che avevo fatto i primi mesi dell’anno: viaggiare.

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