i Viaggi di Clach

14 anni di vita nomade in 102 nazioni. La guida spirituale dei travel blogger marziani

Bilancio 2015, l’anno del limbo

Bilancio 2015Il bilancio 2015 è stato probabilmente il mio anno più sofferto da quando ho intrapreso una vita nomade. Un anno in cui sono andati in crisi certi paletti fondanti di questi anni di vagabondaggio e in cui mi sono forzato a ricambiare tutto per l’ennesima volta. 

Il grande cambiamento sarà in realtà effettivo nel 2016, ma come le borse, i mercati, ne ho anticipato le ripercussioni con mesi di anticipo. Sperando che non sia un cambiamento gattopardiano.

Bilancio 2015: la salute prima di tutto

La cosa peggiore di questo 2015 è stata che ho avuto problemini di salute tutto l’anno. In realtà niente di veramente grave, ma mi sono abituato in questi anni a non avere praticamente nulla, se non un occasionale mal di stomaco dovuto a cattiva digestione. Merito senz’altro di un’ottima eredità genetica, ma anche di uno stile di vita eccellente, mangiando sano senza fanatismi, facendo esercizio (soprattutto yoga) con regolarità, con una vita sociale, sentimentale e sessuale soddisfacente.

Tutto questo è venuto meno nell’ultimo anno, per varie ragioni.

E se da un lato nessuno sconfigge Father Time, e a 44 anni è normale che ti comincino a venire i capelli grigi, un po’ di pancetta e acciacchi vari, dall’altro ci sono cose che sono in mio controllo, che devono decisamente cambiare  verso (TM) immediatamente.

Mi riferisco all’alimentazione e alla mancanza di vero esercizio regolare. Sicuramente non mi hanno aiutato le abitudini alimentari dei posti in cui sono stato, e soprattutto le persone che ho frequentato. Ma non voglio cercare scuse, la responsabilità di questo deperimento psico-fisico è soprattutto mia.

La lezione imparata quindi è che ho bisogno di una community, frequentare un gruppo di persone likeminded, come direbbe il fratello minore (minorato) di Sergio, perché mangiare in un certo modo e fare esercizio in modo regolare da soli è davvero difficile. E soprattutto non si vive su un’isola e i rapporti sociali sono alla base di tutto.

Ma quelli non si creano dall’oggi al domani e non dipendono solo da te, a differenza di ciò che mangi e come e quanto ti muovi.

Bilancio 2015: il lavoro nobilita l’uomo

L’altro grande cruccio di quest’anno è stata l’incapacità di trovare un lavoro e una fonte di reddito (che non sono necessariamente la stessa cosa), che mi soddisfino sul piano materiale e spirituale.

Il mio è un problema personale, che nasce dal paradosso di essere a jack of all trades master of none, ovvero avere tanti, troppi, talenti e interessi, ma non ho la mia nicchia nè il focus e il fuoco dentro necessario per concentrarmi su qualcosa.

Anche perché ho ben presente che il mio problema di trovare lavoro si inserisce in un problema generale che è molto più drammatico e urgente, come il climate changing, di quanto la massa vuole riconoscere.

Anziché fare un guerra tra poveri e correre al ribasso a svenderci per le briciole, mentre la capacità delle macchine di rimpiazzarci aumenta vertiginosamente, bisognerebbe seriamente tutti darci da fare per realizzare una società diversa, che le risorse minime ci sono per tutti, ma se continueremo a essere così egoisti e inefficienti, siamo destinati all’estinzione motlo presto.

Ci avviciniamo infatti molto velocemente alla fine del lavoro, preconizzata da Jeremy Rifkin più di 20 anni fa. Sarà anche la fine del capitalismo, come si chiede l’esperto di massimi sistemi Immanuel Wallerstein? Ne sono sicuro, bisogna solo capire quando succederà.

Però non sono né ricco né vecchio e soprattutto coraggioso abbastanza per dedicarmi anima e core a cambiare la società, per cui in qualche modo dovrò tornare a sostenermi, prima che le riserve accumulate in tempi floridi per i periodi di carestia come questo finiscano.

Central Park Manhattan

Foto: Imgur

Bilancio 2015: i viaggi

I viaggi meritano un articolo a parte che trovate qui.

Nel 2015 sono stato in 16 paesi, 11 dei quali per la prima volta. Il totale è arrivato quindi a 99, alla soglia dei 100, che sono anche la metà dei paesi nel mondo, secondo il mio conteggio. Nonostante sia stato in 3 continenti, sono sempre rimasto fisicamente vicino all’Italia. Il che non vuol dire che non sia stato in posti molto lontani, culturalmente e climaticamente.

Ho speso la maggior parte dell’anno in zone desertiche e dilaniate di conflitti: questo ha sicuramente influito sulla mia salute (soprattutto i problemi respiratori) e sul mio umore. Però viaggiare non vuol dire solo visitare i posti da cartolina, e passare questo tempo in aree martoriate da guerre o in cui la vita è sempre stata molto difficile per le condizioni climatiche, mi ha fatto apprezzare di più quello che ho e le esperienze che ho fatto fino ad adesso.

Per un anno in giro ho speso poco più di 7.600€.

 

Se vuoi leggere il report mese per mese, inclusi tutti gli articoli che ho scritto per il blog, clicca qui. Il bilancio 2015 delle spese di viaggio invece è qui.

Mari El Russia

Foto: Nikolaev Eduard per National Geographic

Bilancio 2015: Prospettive per il 2016

Il 4 gennaio entrerò nella nuova casa di Villa Real di Santo Antonio, piccola graziosissima città portoghese sul fiume Guadiana al confine con la Spagna. Subito dopo partirò due settimane per il Marocco, in quella che si preannuncia come l’ultima scappatella, prima di rimanere di base a Vila Real almeno fino a Novembre.

Perché Vila Real de Santo Antonio? Perché da pochi giorni mia madre è ufficialmente una pensionata. E mi sono impegnato a farle compagnia e aiutarla in questa sua nuova vita, lontana dallo smog e la vita grigia e costosa di Milano.

Dopo quasi un anno di ricerche cominciate alle Canarie e terminate in Algarve, abbiamo scelto questo posto, per me un piccolo gioiello ancora fortunatamente abbastanza nascosto, che racconteremo in dettaglio nei prossimi mesi.

Nella speranza che aiutando lei, riuscirò finalmente a stare fermo e trovarmi quella nuova base che cerco senza successo da Settembre 2007, quando ci provai per la prima volta a Pipa, in Brasile.

Per il 2016 quindi i miei viaggi si limiteranno a gite con al massimo uno o due pernottamenti continuativi, tra il Portogallo e l’Andalusia. Conto di arrivare alla fatidica cifra di 100 nazioni prima dell’estate, dove spero sarò impegnato a lavorare e non potermi permettere viaggi.

Quale sarà la nazione n°100? Al momento l’opzione più probabile è l’Islanda, magari cercando di assistere all’aurora boreale, una cosa altissima nella mia bucket list. L’Islanda, oltre a essere  l’unico paese insieme alla Bielorussia che mi manca in Europa, è una nazione che ammiro molto come modello di società che ha assunto negli ultimi anni.

guida Islanda

Eruzione di Vulcano in Islanda. Foto: Sigurdur Stefnisson

A fine anno poi mi piacerebbe andare in Sud Africa per almeno un mese e mezzo. Ma sono discorsi prematuri.

Buon anno a tutti, belli e brutti. E che sia per ognuno un anno di vera crescita interiore e di viaggi.

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2 Comments

  1. annalisa

    Bravo nipote. ti auguro ogni bene per il prossimo anno
    zia Annalisa

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