Argentina

Te quiero Argentina – 10. A la fin del mundo

USHUAIA (Day 8) – E io che non volevo venire fino a qui. Lasciata El Calafate in una giornata piovosa e cielo completamente coperto, che non mi ha permesso purtroppo di apprezzare il panorama dall’aereo, pochi minuti dopo il mio atterraggio il cielo si è aperto, grazie anche al vento che qui soffia costante, regalandomi un altro dia muy lindo.

Tecnicamente, per pochi Km, il posto abitato piú a sud del mondo è Puerto Williams in Cile, ma quattro case non valgono una cittadina di 50.000 abitanti, incastonata tra mare e monti. Ushuaia è la fin del mundo, principio de todo. Dopo di lei ci sono solo, lo Stretto di Magellano e poi, 1000km piú in basso, l’Antartide.

Un po’ di riposo in ostello, dove ho passato un paio d’ore a chiacchierare con una ragazza per metà di Hong Kong, metà inglese e per intero un gran bel pezzo di minètte, bevendo mate e scambiandoci guide e consigli di viaggio. Lascio la minètte al suo ragazzo prenoto quello che sará il mio sesto aereo in 10 giorni (è vero avevo promesso basta, ma quando ti costa una decina più di euro dell’autobus e ti fa risparmiare 7 ore di viaggio, considerando che dopo devi prendere un altro bus e starci su per almeno altre 14 ore, non faresti lo stesso?) e vado a zonzo per la cittá.

Dopo un po’ di camminare beato mi fermo al “Museo de la Fin del Mundo”, che la prima volta di beneficiare all’estero del mio tesserino di giornalista. Il Museo è piccolo ma merita. Ogni ora circa parte la visita guidata in spagnolo (inclusa nel prezzo d’ingresso, cioè 10$, 5 per gli studenti, 0 per i giornalisti). Come ieri al Perito Moreno, la guida si rivela un bel valore aggiunto.

Continuo a passeggiare sul lungomare e incontro Gonzalo, cileno di Santiago. Volto scolpito da sole e vento, sembra un hippie, ma piú che altro è un mochillero, cioè un backapacker o saccoapelista. Il Sudamerica ne é pieno. Qui il viaggio c’è l’hanno nel sangue. E il fatto di parlare la stessa lingua in tutto il continente aiuta parecchio, anche se non é quello il motivo principale. Mentre fumiamo una sigaretta mi racconta la sua filosofia di vita: carpa (tenda), dedo (dito, cioè autostop), y sin plata (senza un soldo in tasca).

Parto e non so dove arrivo. Dormo dove capita, mangio quello che mi offrono, ma non devo dare soldi a nessuno per occupare la mia terra. Questo è il mio continente e tutto quello che è in sudamerica appartiene a ogni sudamericano. Ma non hai paura a dormire solo in strada gli chiedo? Io ho fiducia nel prossimo e qui la gente ti ripaga di questo. Qui la gente è linda (pulita), mi risponde. Suerte Gonzalo, io devo andare all’internet cafè e al mio piú rassicurante e assai meno fascinoso stile di vita.

NOTA SPESE
Ultima cena a El Calafate (3 empanadas, porcion de papas fritas, 1/2 litro cerveza): 11$
Aereo Lade El Calafate-Ushuaia: 244$
Nacion + Corriere e Gazzetta: 1,90$ (c’e`il ricarico aereo)
Taxi aeroporto Ushuaia-centro cittá: 6$
Ostello Refugio del Mochillero (free drinking tutto il giorno): 66$ (22 a notte)
Totale: 329$ (88€ circa)

PS: E’ appena cominciato il campionato di Clausura. Con la Nacion di oggi c’èra la guida al campionato, con la rosa di tutte le squadre. Ce ne è una che in attacco schiera Flores y Frutos. Non scherzo.

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