i Viaggi di Clach

14 anni di vita nomade in 102 nazioni. La guida spirituale dei travel blogger marziani

Cat Thien, la dopamina e la cercodipendenza

Cat Thien e a schiavitù della dopamina

Cat Thien e a schiavitù della dopamina

Stanco di girovagare, per fortuna ho trovato Cat Thien. Un posto dove riposarmi dieci giorni, ricaricare le pile e scoprire cose sulla dopamina e i viaggi che fa il nostro cervello.

Dopo un mese e mezzo di girovagare tra Malesia, Thailandia e Vietnam, ero entrato in una fase di travelling burnout. Ovvero quando capisci che devi fermarti per un po’ anche se non sai dove, come e perchè.

Il piano originario era di fermarmi a Phu Quoc, su cui negli ultimi due anni c’è una corsa dei travel bloggers, inclusi i pochi che seguo, a visitarla prima che diventi la prossima Phuket. Avrei voluto starci un mese, perchè nel mio attuale ideale di viaggio c’è il trovare un posto da usare come base per un mese.

Ma il primo giorno che sono arrivato sull’isola vietnamita che in realtà si trova in Cambogia, avevo già capito che il posto non fa per me.

Don’t believe the hype, Phu Quoc, ahimè, è già una resort island, ben cara per gli standard asiatici, commerciale, e non c’è niente da fare che non sia andare in spiaggia.

Per fortuna che prima di arrivare sull’isola avevo conosciuto Ben, il tedesco più latino di Germania.

Musicista, saltimbanco, Ben ha vissuto 6 anni a zonzo per il Sudamerica, soprattutto in posti remoti nella giungla. E nei due giorni che abbiamo passato insieme sul delta del Mekong, abbiamo chiacchierato in portoghese o spagnolo a seconda dell’ispirazione.

Ben era diretto al Parco Nazionale di Cat Tien. Un posto che non sapevo che esistesse. Ma del quale mi ha mandato foto del suo bungalow enorme a 4€ a notte, appena aperto, dicendomi che è un piccolo paradiso e avrebbe voluto avere più tempo e non solo i tre giorni che si è fermato.

Sunny Stilt Eco field house, Cat Thien

Il posto è Sunny Stilt Eco field House, gestito dalla stessa famiglia proprietaria del già consolidato Green Bamboo Lodge Resort, in cui andavo a consumare la colazione inclusa nei 4,5€ giornalieri. (Alla fine mi è costato 3,15€ a notte, forse the best bargain I have ever had)

A Cat Tien la mia routine è stata molto semplice. Sveglia, in bicicletta per fare il chilometro e mezzo fino al Green Bamboo. Colazione e ritorno al mio bungalow, doccia, computer.

Verso mezzogiorno andavo da Ly Na, ritrovo dei locali, il caffè con tante amache dove mi sparavo uno o due Cafe Sua Nong con secchiello di tè verde omaggio, mentre continuavo a leggere sul computer.

Caffè e amache, routine perfetta

Verso le quattro tornavo al mio bungalow. Tra le cinque e le sei l’unico vero pasto del giorno, consumato in alternativa da Cat Thien Shack, il ristorante dove lavorava la bellissima sorella di Vinh o da Bamboo.

Al Parco Nazionale ci sono stato un giorno, giusto per togliermi lo sfizio. (Niente di speciale, sinceramente).

Siccome c’era di mezzo il TET, ovvero il capodanno vietnamita, ho incontrato una famiglia che mi ha regalato un Ban Chung, un tortino di riso glutinoso, fagioli, uova e maiale, con cui ci ho fatto 3 pranzi.

Il giorno dopo, l’unica volta che mi sono mosso a piedi, senza bicicletta, un’altra famiglia mi ha invitato a partecipare al loro pranzo.

A parte queste piccole chiacchierate, non ho parlato con uno straniero fino all’ultimo giorno.

Si, ma che cosa ho fatto tutte queste ore a leggere al computer? Ho letto The Mindful Geek: Mindfulness Meditation for Secular Skeptics.

The Mindful Geek – Michael W. Taft

Il libro di Michael W. Taft, che ha insegnato meditazione a Google, è stato in realtà deludente fino a pagina 356 di 470. Pubblicizzato come una guida alla meditazione senza inutili orpelli religiosi, esattamente quello che cercavo dopo la mia ultima esperienza del ritiro a Suan Mokkh, l’ho trovato troppo semplice. Adatto per chi parte da zero, più che per chi vuole fare progressi.

Per fortuna a pagina 356 comincia a parlare della ricerche di Jaak Pankseep  sulla dopamina e di come il cervello dei mammali è fatto per cercare continuamente novità nell’ambiente, più che soddisfazione.

La dopamina

Traduco dal libro.

Per gli umani il desiderio di cercare non è limitato a soddisfare i nostri bisogni fisici. Per Panksepp gli umani si eccitano allo stesso modo per traguardi astratti che per quelli tangibili. E quando ci entusiasmamo nel mondo delle idee, facendo connessioni intellettuali e trovando nuovi significati, sono i circuiti neuronale della “ricerca” che si mettono in moto.

E la benzina che accende il sistema della ricerca è il neutrasmettitore della dopamina. I cicuiti della dopamina producono uno stato di impazienza e scopo diretto. 

Uno stato in cui gli umani amano rimanere. Tanto che ricerchiamo attività o sostanze che mantengono questo sistema attivo: cocaina e anfetamina, sono particolarmente effettive nello stimolarlo.

Hai presente quando sei davanti al computer e ti viene la curiosità di sapere in quali altri film hai visto la tale attrice e ti ritrovi un’ora dopo in una sessione di googlate infinita? 

Ringrazia la dopamina per questo. Il nostro senso interiore del tempo è controllato dal sistema della dopamina. Le persone iperattive sono deficitarie di dopamina nel cervello. Qui Taft cita un articolo di Nicholas Carr pubblicato su The Atlantic, dal titolo eplicativo: “Is Google Making Us Stupid?”.

In questo articolo si sostiene che il nostro continuo scrollare su internet sta ridisegnando il nostro cervello in un modo che è quasi impossibile per noi adesso mantenere attenzione prolungata su uno scritto lungo. 

Come dimostra il fatto che anche tu. Lettore educato dei viaggi di clach, appartenente con ogni probabilità ad un elitè intellettuale. Stai facendo fatica a leggere questo post, nonostante non potrebbe essere scritto meglio.

E la dopaminchia

Le dipendenze da droghe e altri comportamenti compulsivi generati dalla nostra attività al computer, seguono schemi praticamente identici, e manipolano il cervello in questo ciclo infinito.

Se dai a una persona il modo di avere tutto il piacere che desidera, ovvero la possibilità di mangiare o scopare quel che si vuole e quando si vuole, il sistema raggiunge un equilibrio in tempi ragionevoli.

Ma se mantieni eccitato il sistema del “cercare” e il nostro cervello verrà portato all’esaurimento prima di essere soddisfatto.

Il sistema della dopamina non conosce sazietà

dice Berridge.

Dopamina, le Apps e i Giochini per il computer

Diventiamo così dipendenti a cercare questa ricompensa, anche se la ricompensa in sè stessa diventa progressivamente meno soddisfacente una volta ottenuta.

E’ il meccanismo usato dai Feeds dei social come Facebook o Instagramminchia, delle notifiche delle Apps, E-mails, WhatsApp, Whatever nello Smartphone. Dai solitari o altri giochini per il computer per schiavizzarci senza che ce ne rendiamo conto.

Il sistema della dopamina è attivato da tipi particolari di segnali, di imbeccate, anticipazioni, che il premio sta per arrivare.

Per avere il massimo effetto, i segnali devono essere piccoli, discreti, specifici, come la campanella che Pavlov suona ai suoi cani.

Panksepp sostiene che il modo per mandare gli animali in frenesia è dargli solo bocconcini di cibo.  Questo continuo stimolare e allo stesso tempo non soddisfare, manda il sistema della ricerca in iperattività incontrollabile fino allo sfinimento.

Ed è anche per questo che ho apprezzato particolarmente l’essere stato in grado per dieci giorni di rimanere fermo senza farmi dominare dal desiderio di cercare un altro posto dove andare.

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8 Comments

  1. Mario

    Ricerca google
    Temperature cat tien 35 gradi centigradi!!!
    E ti credo che ti sei ricaricato le pile.
    Noi qui ad aspettare il Burian dalla Siberia che promette di abbassare la temperatura di 15 gradi centigradi entro fine febbraio, le pile ce le abbiamo congelate.
    Anche senza scomodare la dopammina le pile mi si ricaricherebbero lo stesso: una bella sdraio al sole e una bibita fresca!

    • Wow, 35 non credo ci fossero fi o forse a ieri, il giorno che me ne sono andato e il sole picchiava duro come i terzini di una volta già alle 8 del mattino. Per il resto le prime notti avevo freddo, tanto che ho chiesto una copertina extra. Comunque adesso sono a Dalat, 1500 metri d’altezza, gente vestita con i cappotti manco la Burian fosse arrivata qui 🙂

  2. Mario

    Ricerca google
    Dalat, Lâm Đồng, Vietnam

    Temperature 24 gradi centigradi!!!!
    E tu ti metti il cappotto?
    Il cappotto ti serve per farti una sauna a Dalat!!!!
    Mah, cmq e’ bello pensare che esistono posti dove fa caldo quando qui si barbella.
    Non hai un buon sito immobiliare di zona?
    A quanto stanno gli affitti di combo in zona?
    Quanto si spenderebbe in un anno tra vitto e alloggio in un luogo con spiaggia bianca in zona?
    Non sarebbe male un inverno da quelle parti a rilassarsi su di un’amaca… facci sapere un po di queste cose?
    Ah a proposito, I locali sono ospitali sul lungo periodo? Gli animali selvatici sono pericolosi?
    Quali sono I prezzi di frutta e verdura in zona?

    • Ehi Mario, 24 gradi di giorno, che fa caldo. Ma appena va via il sole fa freddo abbastanza da dover girare in maglione. Eccellente clima primaverile comunque. E tutto intorno coltivazioni varie, dalle fragole al caffè. Questo mese conto di scrivere il post “Il vero costo della vita in Vietnam”. Ti anticpo solo che al momento è il miglior paese del sud asiatico per il rapporto qualità prezzo.

  3. Mario

    Ah dimenticavo visto che sei a Dalat.
    Parlaci un po delle cascate, dei laghi dei golf clubs….
    Se puoi fai un giro per I mercati locali e inviaci un po di prezzi del cibo (in euro a kg).

  4. Mario

    Su wikipedia dicono che a Dalat vendono cavolfiori, patate dolci, fragole e more…
    Quanto costano questi prodotti agricoli al kg?

  5. Edoardo

    L unica vera paura che continuo ad avere e della Cina, fagocita mangia e risputa con il dio denaro ogni cosa, ho amici a shianouk (Cambogia) che si sono trovati a dover svendere e tutti stanno scappando.. Grazie per quello che fai Claudio, entrare in punta di piedi con calma raccontando di persone e luoghi per far vedere che qualcosa di autentico esiste sempre.

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